Anno 2012: calma piatta?

gennaio 14, 2012 § Lascia un commento

Sono sinceramente impressionato dagli articoli che mi capitano sotto mano negli ultimi tempi. Che si tratti di siti di informazione, vedi l’inkiesta, o di patinati magazine, wired, o di blog, il nichilista, o persino di autorevoli testate internazionali, il financial times, la musica sembra essere sempre la stessa: dove sono le idee?

E se tanti cominciano a notarlo, forse qualche motivo, inquietante ci sarà. Riflette Gideon Rachman: la lista dei pensatori più influenti pubblicata da diverse riviste internazionali, come Foreign Policy, è piuttosto modesta, se paragonata a quella che si poteva fare un secolo fa. Il che è innegabile, dove sono i Marx, gli Smith, i Thoreau? Non è semplice retorica il chiederselo. Non si tratta di passatismo o di nostalgia. Mancano obiettivamente i pensatori che ci traghettino verso il futuro.

Fabio Chiusi, parla di “default delle idee”, ma si tratta piuttosto di un pasticcio composto da ritagli delle passate ideologie cucinate in modo tale da far sembrare il tutto qualcos’altro. Su Wired, Daniel Pinchbeck ci fa l’elenco tra chi pensa che stiamo andando incontro ad una nuova epoca “buia”, chi invece pone l’accento sulla necessità di ritornare alle origini per ricominciare e chi infine predica una sorta di “salto qualitativo”, il post umanesimo che vede nella ibridazione tra uomo e macchina la vera evoluzione che cambierà tutto: sistemi produttivi, sistemi culturali e relazionali e la nostra visione delle cose.

Detto questo torniamo comunque al punto di partenza: siamo davvero di fronte ad un nuovo Medioevo culturale? Un’epoca nella quale ci limitiamo a conservare e tramandare le grandi ideologie del passato senza avere la forza intellettuale di creare qualcosa di nuovo, ma sopratutto qualcosa che prescinda dal passato per costituire la base teorica, inevitabile e necessaria, del nostro futuro?

Guardo con estremo favore quello che i ragazzi americani di Occupy Wall Street, stanno facendo: un messaggio forte di protesta e di presenza. Non ci stiamo più, siamo il 99%, e il modo in cui avete condotto il mondo non ci sta più bene è iniquo. Giusto, giustissimo, anzi sacrosanto, però. Ecco anche loro mi danno l’impressione di aspettare qualcosa, una ideologia, vogliamo chiamarla così?, che costituisca la base del loro futuro agire.

Ha detto bene Slavoj Zizek nel suo intervento proprio tra i ragazzi di New York: ha parlato di un diverso modo di scrivere, di comunicare, come se lo si imparasse di nuovo, di liberarsi quindi delle vecchie sovrastrutture e ripartire. Allora forse è questo il senso anche delle parole, o almeno mi piace pensarlo, di Alessandro Baricco, quando in polemica con Scalfari, parlava dei “nuovi barbari”.

Forse è davvero finita l’era capitalistica, e tutto ciò che l’ha preceduta o affiancata, o forse no. Il punto è probabilmente un altro: chi ci tirerà fuori dal pantano culturale nel quale siamo sprofondati? Forse mi sbaglio, e mi piacerebbe tanto che qualcuno me lo scrivesse, ma non mi sembra di scorgere all’orizzonte alcuna risposta. Chi lo sa. Magari bisognerà aspettare ancora.

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