Lavoro: domande

febbraio 9, 2012 § Lascia un commento

Questo più che un post di informazione, vuole essere la condivisione di una riflessione. Sono piuttosto amareggiato, come molti altri, dalle recenti uscite del Presidente del Consiglio, del Ministro del Welfare e di quello dell’Interno. Che, come tutti sanno, hanno sparato a zero contro giovani e precari, accusandoli praticamente di essere dei bamboccioni illusi perchè aspirano a qualcosa che non avranno mai, ovvero il posto fisso.

Ancora di più, se possibile, mi amareggia quello che è accaduto dopo: le rivendicazioni a colpi di curriculum, delle carriere dei figli dei suddetti ministri “tecnici”, e via discorrendo in una gara a scoprire chi ha il figlio eventualmente più raccomandato. Il tutto, per carità, fa parte di una dialettica democratica e nel contesto della libertà di espressione, ma mi amareggia perchè penso che si stia perdendo di vista il tema principale: come riformare il mondo del lavoro e assicurare maggiori forme di tutela a coloro che ci entrano adesso in questo mondo.

Dispiace vedere che questo Governo, sotto questo profilo, non si sta distinguendo dai precedenti, preso da sterili polemiche con i sindacati e l’opinione pubblica, finendo per creare una sorta  di “muro contro muro” mediatico che non giova assolutamente a nessuno, meno che mai alle giovani generazioni che si aspettano risposte da questo esecutivo e continuano a porre le loro domande: saremo tutelati sul posto di lavoro? La nostra retribuzione sarà adeguata? Avremo una pensione?

Domande non banali, come hanno dimostrato le vicende di questi anni, che ruotano intorno ad uno dei temi più sensibili e avvertiti del nostro Paese. A queste istanze assolutamente legittime in molti cercano di rispondere formulando proposte più o meno condivisibili e articolate, come il progetto di Flexsecurity del professor Ichino di cui si è parlato su questo blog, di cui però la nostra politica pare non aver preso ancora coscienza, e così i nostri sindacati.

Il precariato è un’amara realtà a cui bisogna far fronte e ci si aspetta che chi muove “le leve del potere” affronti l’argomento con serietà e concretezza non solo perchè viviamo in una democrazia basata proprio sul lavoro, come recita la nostra Costituzione, ma anche perchè in passato i contrasti, gli scontri e putroppo anche i morti, basti ricordare i due più recenti: Massimo D’Antona e Marco Biagi, impongono che intorno ai temi del lavoro vi sia un approccio rigoroso e pratico.

Credevo che il tempo delle buffonate mediatiche, “dell’Italia peggiore” (per citare un ex ministro), e della retorica di bassa lega, fosse giunto al termine. Spero di non essermi sbagliato.

 

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