Rifiuti: Roghi&Risparmi

marzo 29, 2012 § Lascia un commento

Qualche giorno fa i media, anzi qualche testata, anzi pochissime testate, hanno raccontato un fatto di una certa gravità (ve lo dicevo o no che non facciamo più notizia?): il rogo di migliaia di ecoballe ad Acerra, proprio nelle vicinanze del grande inceneritore.

Le ecoballe infatti hanno preso fuoco all’interno di un sito di stoccaggio. Fiamme alte fino a 20 metri, incendio durato ore, e, dalle prime indiscrezioni, di natura dolosa: umidità e residui liquidi rendono praticamente impossibile che divampi un incendio come capita putroppo nei boschi d’estate (e anche lì in realtà…).

E così mentre qualcuno vorrebbe vederci chiaro sulla natura del rogo, altri denunciano la situazione di totale abbandono nel quale versa il territorio e la popolazione e ricordano con dolore che questa ennesima nube di rifiuti tossici, perchè come tutti sappiamo non c’è niente di “eco” in quelle balle, ha contribuito ad avvelenare ulteriormente un territorio devastato per decine di anni.

Ovviamente si susseguono le ipotesi intorno all’incendio e si è detto di tutto: le ecoballe bruciate dagli stessi militari che le sorvegliano per fare posto ad altre, le ecoballe bruciate dalla camorra insieme ad un altro bel pò di veleni, le ecoballe bruciate da Bertolaso e Bassolino per far sparire le prove delle loro nefandezze.

Tutte ipotesi ugualmente plausibili, ma ne azzardo un’altra. Se ricordate nel decreto rifiuti di recente approvato vi è una parte dedicata esclusivamente alla Campania, nella quale si parla tra le altre cose di un impianto da costruire tra Giugliano ed Acerra, interamente dedicato allo smaltimento delle famigerate ecoballe.

Nel piano rifiuti però non vengono precisati i tempi e i costi per produrre questo impianto. O almeno così avevamo capito leggendo la norma.

E se invece per risparmiare un pò di grana e contemporaneamente dimostrare che questo Governo tecnico è anche un “governo del fare”, non sia già partito il progetto di smaltimento delle ecoballe?

Una bella vampa e via, semplice, economico, indolore (certo a meno che tu non sia uno dei centinaia di migliaia di abitanti che vive nel raggio di 30 0 40 km dai siti di stoccaggio). Ma si sa non si fa la frittata senza rompere le uova.

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Rifiuti: Emergenze lontane e vicine

marzo 28, 2012 § Lascia un commento

Colpiscono le immagini che arrivano da Palermo. Città sommersa dai rifiuti, roghi, proteste, raccolta bloccata dal mancato pagamento degli addetti. Storie già sentite, già tristemente vissute dai partenopei ai quali quelle immagini rievocano brutti ricordi. E mentre il capoluogo siciliano brucia, i nostri vicini laziali non se la passano molto meglio.

Anche qui proteste, blocchi stradali e ferroviari, popolazioni in rivolta contro l’apertura di nuove discariche, il Governatore Polverini e il Ministro Clini che litigano sulla documentazione e sul piano rifiuti, ritenuto da quest’ultimo insufficiente, anche qui: un film già visto tante volte dai cittadini campani, e purtroppo per quelli di Acerra, di Giugliano e di Terzigno ancora non giunto ad una sua conclusione.

Queste emergenze un pò lasciano sorpresi? E Napoli? E la Campania? Noi che siamo sempre stati i “cattivi”, quelli “antropologicamente incapaci” di fare raccolta differenziata? Quelli che hanno sprecato soldi e tempo di Stato e imprese perchè non volevano le discariche, gli inceneritori, la modernità, piuttosto malata, di qualcuno? Quelli pieni di rifiuti tossici e di camorra dei rifiuti, dove siamo finiti?

Non facciamo più notizia, non siamo più sulle prime pagine dei giornali. Però a guardare con attenzione qualche notizia si trova: come quella del grado di soddisfazione dei cittadini napoletani nei quartieri dove si fa la raccolta dei rifiuti porta a  porta. Secondo una ricerca della Facoltà di sociologia della Federico II, il 77% dei 150 abitanti dei sei quartieri interessati (Bagnoli, Colli Aminei, Rione Alto, Chiaiano e San Giovanni a Teduccio), si è dichiarato generalmente soddisfatto della qualità del servizio.

E questa è sicuramente un’ottima notizia, una di quelle che ogni tanto rischiarano un panorama per altri versi ancora fosco, anche se dopo aver letto questi dati, dopo aver constatato che la raccolta porta a porta non solo può funzionare ma aumenta addirittura la fiducia del cittadino nelle istituzioni, viene spontaneo chiedersi: ma allora perchè non la allarghiamo al più presto a tutto il territorio urbano?

Sappiamo che ci toccherà aspettare ancora, adesso parte a Scampia, e intanto avremo ancora da raccontare le “nostre” emergenze: quelle delle ecoballe a Giugliano, quelle che riguardano i nuovi impianti di incenerimento, e sopratutto quelle che riguardano la bonifica del territorio campano. Che, è sempre bene ricordarlo, è ancora “intriso” del veleno di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici sversate in 30 e passa anni. Una emergenza “silenziosa” che porta via centinaia di vite, che distrugge la fertilità di un territorio e che non sembra, almeno per ora, destinata a trovare una soluzione.

Lavoro: Startup

marzo 8, 2012 § 1 Commento

I dati ormai li conosciamo. La disoccupazione giovanile in Italia ha assunto le proporzioni di un male endemico. Gli stipendi sono bassi, anzi bassissimi. Le prospettive azzerate. Ci ha provato questo Governo con l’introduzione nel decreto Cresci Italia, della norma che permette ad un soggetto fisico di età inferiore ai 35 anni, di aprire una Srl con solo un euro di capitale. Ovviamente si tratta di una misura creata per ridurre la burocrazia, mentre i finanziamenti vanno faticosamente cercati, e per rilanciare la voglia di “startup”.

La startup è un’impresa allo stato embrionale, quasi un’idea di impresa, e di solito nasce dal progetto di qualche bella testa, meglio ancora se giovane, e si sviluppa grazie a finanziamenti e visibilità che acquisisce in vari “contest” organizzati da Enti istituzionali, ma anche da altre società già affermate alla famelica ricerca di idee dove investire per diversificare il proprio business.

Un’impresa fai da te, insomma, dove diventare responsabili del proprio lavoro, una soluzione in tempi di crisi, alla mancanza di occupazione. All’estero le startup, soprattutto negli Usa, sono una realtà da tempo, basti solo pensare alle migliaia di aziende, sopratutto nel campo dell’elettronica e del software, che vengono lanciate ogni anno.

In Italia qualcosa si sta muovendo, nascono iniziative interessanti come il Wind Business Factor, una sorta di “campionato” delle startup. Ci si può iscrivere fino alla fine di Giugno, poi cominceranno le selezioni per decidere quali “idee d’impresa” avranno la possibilità di partecipare agli incontri con i finanziatori, i cosiddetti “business angel”, e usufruiranno dell’assistenza della Wind. Se siete interessati vi basta cliccare qui.

Ancora vanno segnalati i progetti denominati “Fablab”, che si propongono di “spingere” i progetti legati alle startup sopratutto nel campo dell’innovazione tecnologica. Hanno aperto a Torino una sede che si sta sviluppando e ampliando in diverse direzioni. In particolare il Fablab torinese ha già prodotto le  “Officine Arduino“, una startup, che per inciso è alla ricerca di personale, dedicata allo sviluppo di open hardware (Arduino è una scheda elettronica open source autoprodotta) e di progetti legati al mondo dell’elettronica.

Resta innegabile la difficoltà a farsi finanziare questi progetti, sopratutto in un Paese come il nostro dove i rubinetti del credito sono stati chiusi quasi completamente dalle Banche Italiane, nonostante i copiosi finanziamenti ottenuti dalla Bce, e le istituzioni nazionali e locali, tranne che in alcuni lodevoli casi, come per “BollentiSpiriti” della Regione Puglia, che si occupa di finanziamenti a nuove imprese, rilancio del territorio e sviluppo  di una rete di contatti tra chi finanzia e chi è alla ricerca di una “spinta” economica.

Infine, se credete nella vostra idea ma proprio non riuscite a trovare chi ve la finanzi, potete sempre provare con kickstarter (calcio d’inizio). Un sito dove si pubblica il proprio progetto e si chiede agli utenti di microfinanziare l’impresa che si ha in mente. C’è chi chiede cifre molto alte per la realizzazione di un’azienda software per produrre videogiochi, o chi semplicemente ha inventato un tagliacarote e vuole commercializzarlo. Ovviamente chi finanzia ha poi un ritorno economico, se l’idea è vincente, altrimenti sarà stato comunque un interessante tentativo.

Insomma il motto di questo post vuole essere: se un lavoro non c’è, createlo! Buona fortuna.

Rifiuti: Monumenti

marzo 7, 2012 § Lascia un commento

The Mastaba by ChristoChristo è un’artista conosciuto in tutto il mondo. Celebri sono i suoi colossali “impacchettamenti”, di edifici, come il Reichstag di Berlino, o luoghi naturali, come il fiume Arkansas negli Usa, realizzati con chilometri di stoffa e altri tessuti sintetici. Il 76enne bulgaro, ma vive da quasi 50 anni a Parigi dove arrivò per sfuggire al regime comunista, ha ideato una nuova maestosa opera.

Si chiama The Mastaba e verrà realizzata nel deserto della zona di  Abu Dhabi. Una immensa piramide alta 150 metri e larga 300, formata da 410mila barili per il trasporto del petrolio. Simbolo di commercio, ma anche di inquinamento ambientale, nella visione dell’artista, i barili diventeranno i custodi dell’anima di un intero popolo.

Perchè vi ho parlato di questo? Per due motivi: trovo affascinante, anche se è stato già fatto in passato, prendere rifiuti, scarti, oggetti pericolosi, inutili e inquinanti e renderli un’opera d’arte. E poi subito dopo aver pensato questo, quando ho letto della Mastaba, mi sono venuti in mente monumenti molto meno edificanti, ma non per questo meno significativi, che abbiamo proprio qui, in Campania.

Penso prima di tutto ai cinque milioni di ecoballe, per sei milioni di tonnellate, che giacciono da quasi dieci anni a Taverna del Re, a Gugliano, a Tufino. Sono lì, orrende, impilate a migliaia le une sulle altre, a sfaldarsi e marcire sotto il sole. In molti punti, dalle foto pubblicate in questi anni, si vedono rotture e spacchi dai quali “trasuda” percolato. Emanano un fetore quasi insopportabile e non servono più a nulla. Erano il “denaro sonante” dei contributi Cip6, la garanzia che l’inceneritore di Acerra avrebbe bruciato un bel pò di materiale e prodotto energia elettrica. Il “tesoretto” da sfruttare per rifarsi dei costi.

Ora sono là e proprio in questi giorni assistiamo alle ennesime liti tra il Sindaco De Magistris e il Ministro dell’ambiente Clini, in merito alla realizzazione di un impianto di incenerimento, o di rigassificazione dice qualcun’altro, che servirebbe esclusivamente a liberarci delle ecoballe. Si quelle che dovevano essere una risorsa sono diventate un problema che nessuno vuole o può risolvere.

Un monumento all’incapacità della pubblica amministrazione, agli sprechi, alla mancanza di una qualunque forma di democrazia o di partecipazione. E al tempo stesso un gigantesco segnale che sta lì a ricordarci quanto sia ferita e devastata la nostra terra e come niente si sta facendo per rimediare a tutto questo.

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