Cinema: La verità impossibile di Piazza Fontana

aprile 2, 2012 § Lascia un commento

Ancora prima che uscisse “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, ha provocato le reazioni più disparate: decine di articoli, penso solo per citarne due a quelli di Stajano sul Corsera e Scalfari su Repubblica, Adriano Sofri che addirittura scrive un “istant book” per riaffermare la “sua” verità su quello che accadde in quei tumultuosi anni, il figlio del Commissario Calabresi, oggi direttore de La Stampa, che aggiunge considerazioni personali alla visione della pellicola.

Non vi era dubbio che questo film avrebbe fatto discutere, e questo non è detto che sia un male, anzi, però credo che ad essere stato sottovalutato sia proprio il titolo che funge da chiave di lettura: “romanzo di una strage”. Giordana quindi non si propone di realizzare un documentario, o una inchiesta sugli avvenimenti milanesi, ma vuole rileggere, come in un libro, il clima e i personaggi, nel tentativo di dare un insieme coerente.

Impegno notevole se solo si pensa alla sterminata letteratura, alle inchieste giornalistiche e ai processi che si sono susseguiti negli anni, ben sette, e che si sono conclusi nel peggiore dei modi: non esiste un colpevole per quella strage e Giordana lo rimarca alla fine del film. Nessuna verità giudiziaria, nessuna verità?

Difficile dirlo, e lo stesso regista rischia di “avvitarsi” quando mette in scena la teoria delle due bombe: quella anarchica, che sarebbe però frutto di fascisti infiltrati con il beneplacito dei servizi segreti, e quella nera, ed ecco le frange venete dell’estremismo di destra anche queste appoggiate o “coperte” da apparati dello Stato, che a molti sembra troppo “fantasiosa”.

Eppure stiamo parlando di un Paese nel quale vi era una struttura “segreta” para militare, o sarebbe meglio dire semi ufficiale, la “Gladio” con basi sparse in tutta Italia costruite per far fronte ad una “invasione” comunista, che si sarebbe potuta manifestare anche con la salita al potere del Pci, da respingere con le armi e con la forza. Struttura di cui nel 1990 lo stesso Andreotti riconobbe l’esistenza, e di cui nella pellicola di Giordana, vediamo un “bunker” a cui avrebbero attinto, per gli esplosivi, proprio i terroristi neri veneti.

Una scena quasi “secondaria” nel film ma di grande valore. Il militare che dice al commissario Calabresi, “sa che cosa ho fatto io quando ho trovato questa? Niente, faccio finta di non sapere, non so” è davvero sintomatica di come in quegli anni una parte dello Stato sapesse cosa combinava e cosa ordiva un’altra parte delle istituzioni ma “occhio non vede e cuore non duole”.

Ancora, il giudice Paolillo, inizialmente incaricato di indagare sulla strage, incontra Calabresi e gli dice: “vede il poster ritrovato vicino al luogo dell’esplosione? E’ servito per incriminare gli anarchici, ma io l’ho fatto analizzare ed è stato stampato dall’Aginter Press”. E si resta ovviamente sconcertati a pensare che un poster stampato probabilmente in Portogallo nella sede di quella che è stata considerata una “internazionale nera” di fascisti europei, che raccoglieva dossier su molti personaggi politici e vicini alla sinistra extraparlamentare europea, venisse trovato proprio a due passi dal luogo dove tutto comincia, dove si mette in moto la terribile macchina chiamata “strategia della tensione”.

Fantasia o realtà? Difficile dirlo, difficile crederci eppure tre giornalisti italiani: Incerti, Ottolenghi e Raffaelli, hanno potuto fotografarne i documenti, dopo il colpo di stato portoghese nel 1974, hanno tentato di ricostruirne l’attività, seppure solo parzialmente, e quello che ne viene fuori è terribile, drammatico, incredibile. I servizi segreti di mezza Europa, parte della Nato e dei servizi americani, hanno per anni coperto e finanziato le peggiori organizzazioni terroristiche di neo fascisti, per contrastare l’apertura a sinistra certo, ma forse anche per finalità legate ad un potere personale e per nulla democratico.

Alla fine della proiezione resta l’amarezza, la stessa che viene magistralmente interpretata da un Gifuni/Moro, di colui che sa ma che non può intervenire a meno di non distruggere la cosa in cui più crede: l’Italia. Un Moro che agisce con cinismo ma anche con la consapevolezza che i compromessi sono l’unica via per uscire dalla follia che lo circonda e che finisce per chiedere di essere egli stesso “vittima” per espiare le colpe sue e di una democrazia incompiuta. Verrà tragicamente accontentato dopo qualche anno.

In questa drammatica vicenda che è la storia del nostro Paese, ognuno ha i suoi ricordi, ognuno ha qualcosa da rettificare, però, mi chiedo, chi invece quell’epoca non l’ha mai vissuta? Che cosa resta ad un ragazzo di vent’anni dopo aver visto questo film? dopo aver letto magari decine di libri sull’argomento? dopo 40 anni di silenzi, di bugie, di imbarazzanti sentenze, che Paese hanno gli hanno consegnato? Quale Italia?

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