Lavoro: Gattopardi

aprile 6, 2012 § Lascia un commento

La grande riforma del lavoro. Addirittura “storica” per il Governo dei tecnici. “Equilibrata” la definiscono dalle macerie di ciò che resta della sinistra italiana. “Pessima” chiosa Confindustria. Ma probabilmente l’aggettivo che meglio si attanaglia alla legge è “inutile”. Questo disegno di legge non sposta in nessuna direzione il mercato del lavoro ed anzi finisce per essere il classico “scaricabarile”.

Gli unici che probabilmente verranno realmente beneficiati dalla riforma sono gli avvocati del lavoro: a loro toccherà sbrigare un contenzioso che prevedibilmente crescerà quantitativamente e qualitativamente. L’aver reintrodotto il reintegro per il motivo economico, di cui i giudici dovranno stabilire la sussistenza, attraverso la riformulazione della norma è un messaggio molto chiaro al Paese che dice: siamo un Governo di tecnici, non abbiamo nè il consenso popolare, nè quello delle organizzazioni sociali (leggasi anche “lobby”), per cui volevamo fare una riforma del lavoro ma ci limitiamo a scaricare tutto il peso di ridefinire la disciplina dei licenziamenti sulla magistratura, a cui toccherà il gravoso compito di stabilire i “paletti” di liceità dei licenziamenti.

E poco importa se questo aumenterà la confusione intorno ad una materia tanto fondamentale, sul lavoro si fonda la nostra democrazia, l’importante è che ognuno, sindacati, partiti, industriali, abbia potuto dire la sua e ottenere qualcosa, e se poi questo “Frankenstein” giuridico non funzionerà, non sarà, come sempre, colpa di nessuno.

Tanto anche questa volta il conto più salato lo pagano i giovani: anche la sbandierata “regolarizzazione” in entrata è andata a farsi benedire. Niente motivazione ai contratti a tempo determinato, per cui le aziende continueranno ad assumere “tappabuchi” e non faranno formazione, a dir poco vergognosa la moratoria sulle Partite Iva. Ne abbiamo già parlato anche in questa rubrica, la dissimulazione di un contratto di lavoro subordinato, a tutti gli effetti, attraverso l’attivazione di una Partita Iva che ha in realtà un solo soggetto nei confronti del quale si fattura, ovvero il datore di lavoro, con la conseguente eliminazione di qualunque diritto, ferie, permessi, straordinari solo per citarne alcuni, è una vera e propria “piaga” che colpisce le fasce di lavoratori giovani.

Ma anche qui è mancato il coraggio e quindi anche quando la riforma sarà entrata a pieno regime al massimo le “finte” partite iva potranno essere convertite in rapporti lavorativi temporanei, come i famigerati co.co.co., e non certo in un rapporto di lavoro dipendente, anche se magari va avanti da anni.

Insomma questa riforma rischia, come in effetti prospettato da diverse parti, di non generare nuove assunzioni, o meglio di continuare a sostenere un forte precariato anche economicamente povero, e di aumentare i licenziamenti, con il risultato di far rallentare ulteriormente la già compromessa economia italica.

Su un tema importante come il mercato del lavoro, il Governo dei tecnici ha scelto di rifarsi alla lunga tradizione del Belpaese di democristiana memoria: bisogna che tutto cambi perchè tutto resti com’è.

 

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