Rifiuti: American Way

aprile 11, 2012 § 1 Commento

Devo dire la verità, volevo chiamare questo post “New Amsterdam”, però poi ho pensato che sarei stato troppo negativo, e ora vi spiego perchè. Come tutti sapete in questi giorni viviamo la frenesia delle gare dell’Americas’cup, della nuova ztl e degli eventi che si susseguono nel programma.

Il tutto, devo essere sincero, sembra davvero aver ridato una certa energia alla città alla quale, aldilà della sterile polemica sui ritorni “economici” calcolati con il bilancino, mancava davvero un evento alla sua altezza, intendo come capitale del Mediterraneo. Benissimo, penserete voi, ma cosa c’entra tutto questo con i rifiuti?

C’entra anche questa volta, perchè c’è un sottile filo che collega Napoli, sede del round attuale, e San Francisco, che nel 2013 ospiterà la fase finale; un filo ideale, che molti partenopei vorrebbero veder realizzato nei prossimi anni. Diverso tempo fa, infatti, si parlò molto della metropoli americana, lo feci anche io sul mio blog, perchè il Sindaco di Roma, e non era nemmeno il primo amministratore italiano a visitarla, vi si era recato per capire come facesse una grande città, il territorio della baia conta quasi sette milioni di abitanti, ad arrivare al 70% di differenziata senza utilizzare inceneritori, ma grazie a macchine in grado di “riconoscere” la spazzatura e separarla ulteriormente (dopo il primo fondamentale lavoro svolto dagli stessi cittadini), con una giunta e un Sindaco orgogliosi di annunciare che l’obiettivo “2020: zero waste” (zero rifiuti entro il 2020) poteva essere raggiunto, non era più un’utopia (infatti l’articolo è del giugno 2011, ma già Riccardo Iacona nel suo “Presa diretta” ne aveva parlato all’inizio del 2012 e San Francisco aveva nel frattempo raggiunto già il 74% di riciclata).

Ovvio che Napoli, il cui Sindaco meritoriamente si oppone all’inceneritore, che ha vissuto sulla propria pelle il vergognoso susseguirsi delle “emergenze” e si è ritrovata soffocata dai rifiuti urbani, oggi debba prendere a modello la città americana. L’obiettivo è ancora molto lontano, orbitiamo ancora tra il 20% e il 22% di differenziata, ma i risultati del porta a porta nei quartieri in cui è stata avviata sono molto incoraggianti. Allora per una volta seguiamo l’american way of life: poniamoci anche noi l’obiettivo di arrivare a “zero waste” e sopratutto crediamoci, come hanno fatto a San Francisco.

New Amsterdam era il nome di New York, a proposito di cose americane, che la città ha avuto dalla sua fondazione, nel 1624, fino a quando non è stata ceduta agli inglesi, circa 50 anni dopo. Un filo, anzi una rotta marittima, ci lega anche all’Olanda, dove trasportiamo i rifiuti che non siamo in grado di smaltire e che rappresentano per noi i “viaggi della vergogna”. Ecco quel filo invece dovremmo proprio spezzarlo.

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