Lavoro: Spread sociale

maggio 10, 2012 § Lascia un commento

Un fossato sempre più ampio. Ecco l’immagine che viene alla mente quando si legga cosa sta accadendo nel mondo del lavoro e delle sue leggi nei giorni del Governo dei “tecnici”. Così mentre la riforma del lavoro è ancora impantanata da qualche parte, non è nemmeno arrivata in parlamento, possiamo assistere al triste spettacolo di un Paese che ha deciso di sacrificare una intera generazione, gli attuali giovani, e forse la sua competitività, incapace di guardare un pò più avanti delle prossime elezioni.

Come si spiega allora la costante “retromarcia” ingranata da questo Governo sulla riforma del lavoro? Si era partiti con un progetto vicino alla Flexsecurity di Ichino (e di cui abbiamo parlato in questa rubrica), poi si è preferito irrigidire la flessibilità in uscita (che le aziende si sono sostanzialmente rifiutate di sostenere la riqualificazione del lavoratore licenziato), però i sindacati si sono impuntati: e allora l’art. 18 resta dov’è. Però a questo punto non si poteva imporre alle aziende di assumere con contratto unico e poi avere difficoltà a licenziare: e allora lasciamo la “flessibilità” in entrata e la giungla di contratti “precari” che non hanno risolto nulla in dieci anni.

A confermare questo dato, tra l’altro, una recente ricerca di Cristina Tealdi su Lavoce.info, che dimostra come il lavoro flessibile non abbia di fatto costituito uno strumento valido per la lotta all’occupazione “nera” o irregolare che dir si voglia. O meglio, nei primi anni della riforma vi sono state centinaia di migliaia di “emersioni” ma poi la cosa è finita lì. Colpa della mancanza di un progetto strutturale verso cui le norme che regolano il lavoro avrebbero dovuto tendere e invece ad aumentare sono stati solo i “sotterfugi” come quelli riguardanti le Partite Iva con unico cliente.

E a proposito di Partite Iva pare che vi saranno ulteriori restrizioni sui criteri per “smascherare” quelle false, probabilmente saranno considerate automaticamente “genuine” quelle con reddito lordo superiore ai 18mila euro l’anno, ovvero 1.500 euro lordi al mese, un altro, ennesimo, passo indietro per i giovani lavoratori.  Però non ci sono solo cattive notizie: nella notte fra il 4 e il 5 maggio è stato firmato un nuovo accordo per gli statali (forse lo han fatto di notte perchè si vergognavano? chissà).

E’ un accordo che prevede la responsabilità erariale (soldoni) per i dirigenti pubblici che licenzino dipendenti poi successivamente riassunti, quindi non verrà licenziato nemmeno il più assenteista addetto comunale, ma sopratutto la valutazione sui rendimenti si farà sulle strutture e non sui singoli e i dirigenti dovranno redigerla insieme ai sindacati, alla faccia dell’imparzialità, inoltre non si è stabilito che cosa fare del personale pubblico che si trovi ad essere in eccedenza all’interno di una amministrazione o di un dipartimento. Quindi niente mobilità interna, addio tagli alla spesa pubblica e sopratutto addio efficienza dell’amministrazione, tanto a rimetterci sono solo i cittadini.

Ed ecco che se “camaleonticamente” con un occhio si guarda alle nuove generazioni di lavoratori, sempre più poveri a causa di salari d’ingresso ridicoli e continuamente sfruttati, e con l’altro si guarda alla “vecchia guardia”, e in particolare agli statali, si comprende bene come lo spread che separa i padri dai figli si stia pericolosamente allargando e come a rimetterci in realtà sia tutto il Paese che perde in competitività (un lavoratore anziano è ovviamente meno efficiente di uno giovane) e che non ha più voglia di investire e di scommettere sul suo futuro.

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