Rifiuti: Il mare non bagna Napoli

ottobre 19, 2012 § Lascia un commento

Mi sono reso conto di aver trattato negli ultimi post sempre del problema dei rifiuti “solidi”, o di quelli tossici (ma sempre da un’angolatura diciamo fisica, penso alle ecoballe), ed ho quindi trascurato lo “scabroso” problema dell’inquinamento idrico della Regione. Rimedio subito.

Ogni estate, da circa quattro anni, si ripete il triste rito dell’apparizione della mucillagine sul litorale campano, in particolare il tratto che va da Napoli fino a Mondragone, indignazione, acqua orribile anche solo a vedersi e via alle accuse lanciate, giustamente, da quotidiani e siti (tra i quali anche Campaniasuweb che ha sempre “monitorato” con attenzione). La causa è da attribuire al cattivo funzionamento dei depuratori. Ma non solo. Come si sa la gestione della maggior parte di questi è stata affidata a suo tempo all’Hydrogest, che però vanta crediti vicino ai 100 milioni di euro dalla Regione e quindi fa funzionare gli impianti a “scartamento ridotto”, con le conseguenze che potete immaginare. Inoltre, ci è stato detto dall’Unione europea, e figurati se ci arrivavamo da soli, che circa 7 di questi impianti sono inadeguati, insomma fuori legge. In parole povere: l’acqua che fuoriesce dai canali e finisce in mare fa schifo.

Ancora più grave è la circostanza che ben quattro di questi impianti afferiscono alla zona compresa tra Licola e Mondragone, ovvero raccolgono tutti i liquami che provengono da quella grandissima fogna a cielo aperto che risponde al nome di Regi Lagni. Attraversano un’area di circa mille chilometri quadrati e furono realizzati in epoca borbonica per convogliare le acque piovane e sorgive verso Castelvolturno. Oggi invece sono diventate il “collettore” degli scarichi illegali: come documentato dai famosi “spazzatour” di qualche anno fa, lungo le sponde si trova di tutto, dai rifiuti ingombranti a quelli tossici, i camion vengono a scaricare la notte e il “mix” letale di elementi nocivi diventa sempre più consistente.

Non sono bastate le inchieste, non basta assolutamente la presenza dello Stato. Nel 2008 una guardia forestale mi confessò che vi sono aree di decine di chilometri sorvegliate da una o due pattuglie e che dunque loro erano sostanzialmente “impotenti” di fronte alle continue violazioni che si verificavano nella zona.

E tutti questi liquidi che fine fanno? Vanno nei famosi depuratori “fuori legge” di cui sopra, che dunque non possono certo avere qualche utilità, e poi finiscono allegramente in mare. Ancora più grave è la questione della “permeabilità” dei terreni, di cui abbiamo parlato più volte, se i rifiuti vengono scaricati nei canali o nei pozzi, e il Comune di Acerra ha provato negli anni a sigillarne centinaia trovandoli poi sempre riaperti, i liquidi tossici finiscono per essere assorbiti dal terreno e finiscono in ciò che vi è coltivato, allevato e via discorrendo come sanno purtroppo fin troppo bene anche i medici di questa Regione e tutti coloro che hanno lottato fortemente per avere un registro dei tumori in Campania.

Il mare dicevamo, quel mare che vediamo tutti i giorni magari dalle finestre di casa. Ecco lo stiamo uccidendo, lo stiamo trasformando e forse non ci rendiamo ancora conto dei danni, mica solo al turismo, magari, che “ci” stiamo infliggendo. Un mare dove non puoi fare nemmeno il bagno non può chiamarsi più così è ormai qualcos’altro. Aveva ragione la Ortese: il mare non bagna Napoli.

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